Genere: cantautorato/hip-hop/elettronica/pop/punk-rock

Affluenza: ***

Qualità musica: ****

Spirito rock: ***

Qualità drink: ***

Sono Puddu, il vostro Profeta preferito.

Come molti già sanno, sono ben 16 stagioni consecutive che si tiene il Sammaurock, pregevolissima manifestazione che, negli anni, ha visto salire sul palco del Parco Giovagnoli di San Mauro artisti italiani emergenti, per lo più provenienti dal panorama indie, molti dei quali hanno poi raggiunto un discreto successo, come The Giornalisti, Cosmo, Colapesce, Gazebo o i nostri conterranei Nobraino.

Anche quest’anno il programma del week-end al Sammaurock era stuzzichevole e succoso: durante la prima delle due serate si esibivano il rapper Sid, gli Sdang! che sono un duo di Brescia che propone una sorta di progressive che si apre a spiragli post-rock e shoegaze, il riccionese di origine nigeriana Fadi che mescola le sue principali influenze grunge e indie con il soul e il cantautorato italiano moderno filtrando il tutto con il suo particolare timbro vocale, e in chiusura gli Animatronic, il progetto strumentale di Luca Ferrari, batterista dei Verdena.

Purtroppo la prima giornata non si è potuta tenere al parco ma è stata spostata in extremis al Teatro Fausto Ricci perché nel tardo pomeriggio è esploso un uragano biblico, con raffiche di vento da paura e grandine che scendeva a sassate lasciando solo fango e rovine.

Brutti presagi che solo il Puddismo poteva scongiurare, così, in quanto Profeta, ho deciso di presentarmi di persona alla seconda giornata del Sammaurock, per la felicità e la sicurezza di tutti.

Ovviamente a quel punto il fratello Sole e le sorelle Stelle ci hanno accompagnato amorevolmente per tutto il tempo.

Brenneke, cantautore romantico, ha aperto le danze per poi lasciare il posto a Dola, nuovo fenomeno della scena urban italiana che io non conoscevo ma di cui Manu, l’Occhio del Profeta, mi aveva parlato a lungo per via dei versi, a suo avviso molto interessanti e originali.

Personalmente non conosco quasi nulla di quel mondo, ma devo ammettere che il tipo mi è parso simpatico e arguto ed i testi, in effetti, con la loro logica di calze nere, mi hanno fatto pensare in certi passaggi anche al primissimo e surreale Vasco Rossi, ma relegato in una impalcatura hip-hop fatta di samples, innesti sonori, beat, loop e rumori di strada che ammiccano a modelli più internazionali.

E’ una scena che si sviluppa per lo più nel sottobosco web, vive di video su youtube, su facebook, di visualizzazioni e di like, ma il cantautore romano nato in provincia di Frosinone, non sfigura assolutamente neanche dal vivo, sopra un palco, davanti alla gente, in quei raduni chiamati “concerti”, che per noi puddisti rimarranno sempre il vero banco di prova di ogni artista.

A chiudere la scaletta è toccato a Bartolini, anche lui giovanissimo di belle speranze, nato a Trebisacce (Cosenza) ma con esperienze all’estero e oggi di stanza a Roma.

Con la sua band propone una formula che pesca nella storia della new-wave inglese, dai Cure e dai Joy Division fino agli Strokes e agli Arctic Monkeys dei nostri giorni, mantenendo però il cantato in italiano e ricordando vagamente, in tal modo, la scena indie italiana anni ’90 e 2000, come Afterhours, Marlene Kuntz, Bluevertigo e gli stessi Verdena.

A festa finita, piazzati direttamente a terra, sull’erba, incuranti del maestoso e imponente palco, si sono esibiti infine anche i padroni di casa, ancora loro, gli spaventevoli-Spaventapassere, in un’ultima mezzora distensiva di sano punk-rock a mulinello e a tutta birra.

Raimondo Terzo il Missionario non li aveva mai sentiti e poco ci mancava che morisse di infarto per il troppo ridere. “Puzza di cazzo dal pozzo” la sua preferita ma anche il nuovo successo “Silos di sperma” ha fatto la sua sporca figura.

A quel punto c’erano ancora diversi carichi di briscola da calare, con la gente praticamente impazzita: “Texas Tornado”, ad esempio, o “I Wanna Betlemme”, ma soprattutto la solita, trionfale, ultima canzone dedicata al loro maestro di musica Yari, personaggio-simbolo e vero appassionato, che noi puddisti incontriamo spessissimo, ad ogni evento musicale che si rispetti.

Certo, gli Spaventapassere non c’entravano veramente un cazzo con tutto il resto del programma, ma innegabilmente la folla con loro si è moltiplicata, le trombettine che lo staff degli Spaventa aveva distribuito a tutti i presenti hanno cominciato a risuonare inquietanti, alzando il muro del suono e caricando l’aria di tensione. Sembrava di essere in mezzo alle vuvuzelas del “Soccer City” di Johannesburg per la finale dei mondiali di calcio del 2010.

La gente ha finalmente alzato il culo dall’erba e dalle panche e si è messa a ballare, cantare, intonare cori, pogare, invocare. Bene così. Bravi ragazzi. Me ne sono andato mentre ancora stavano suonando l’ultimo pezzo, in modo da non trovare casino al parcheggio e, mentre mettevo la prima e dicevo ciao, da lontano ho sentito nitidamente il coro fragoroso di tutta la folla che accompagnava la punk-band di San Mauro nella loro hit più conosciuta